Autosvezzamento_1: in principio era la curiosità

Alla ricerca di conferme sulla possibilità di crescere Ladù ascoltando il più possibile le sue richieste, aspettando i suoi tempi e fidandomi del suo istinto, mi sono imbattuta nell'autosvezzamento: una forma di autocoscienza dell'alimentazione da praticare sui più piccoli.

Ogni bimbo, prima o dopo, inizia a guardarsi intorno con interesse sempre maggiore, inizia a voler partecipare ai rituali che riconosce nella vita degli adulti (li vuole ascoltare mentre parlano, li osserva mentre si muovono, li studia durante gli impegni quotidiani), si attiva per ottenere dall'esterno tutti gli stimoli che gli servono per crescere, fisicamente e psichicamente. Dell'importanza che riconosco al partecipare attivamente alla vita quotidiana fin dai primi giorni di vita ho già scritto qui, ora, nel mio percorso di crescita a fianco di Ladù, approdo all'autosvezzamento.
Siamo alle prime armi: non appena Ladù mostra interesse per qualcosa che mangiamo, ne riceve un assaggio (tritato, sminuzzato, rivisitato in versione per-chi-ha-ancora-solo-gengive), quando ci mettiamo a tavola e Ladù vuole curiosare tra i nostri piatti e gesti, lo mettiamo tra di noi e rendiamo partecipe del pasto. Senza forzare la sua capacità di decidere cosa è meglio per lui in quel momento, con la sola accortezza di non dargli cibi o oggetti poco adatti alla sua fase di crescita.
Ispirata dall'esperienza del portage, non posso fare a meno di iniziare con estrema fiducia questa nuova sfida: è possibile crescere rispettando più se stessi che tabelle, statistiche e sterili regole imposte dall'esterno? E, ancor di più, è possibile sviluppare l'empatia giusta per mettere in relazione istinto e regola, facendo di entrambi una risorsa?
Per il momento, leggo "Io mi svezzo da solo" di Lucio Piermarini e inizio il mio diario sull'autosvezzamento...

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