Verso la guarigione: settima tappa


Ascoltarsi, stare nella comunicazione tra corpo ed emozioni, tra i pensieri e le ossa che ci muovono. Questo è l'obiettivo della settima tappa del percorso verso la guarigione, intesa come occasione per liberarci di tutto ciò che non ci serve per crescere e sbocciare, per slacciarci di dosso i pesi che portiamo inutilmente e vivere... nel flusso.
Nel concreto, quello che possiamo provare a fare per raggiungere la settima tappa è crearci dei momenti di silenzio, di vuoto. Ognuno sa qual è il suo modo di farsi spazio dentro, di entrare in quella dimensione in cui tutto galleggia attutito.

Qualche tempo fa ho letto una definizione della posizione savasana che invitava ad "ascoltare il buio." Mi è rimasta impressa, mi è sembrata subito una delle migliori istruzioni per entrare nell'asana, per catturarne lo spirito: entrare nell'assenza di luce, nel silenzio, là dove tutto si genera e prende forma. La truduzione del nome dell'asana è "posizione del cadavere," a sottolineare l'assoluto abbandono, il nulla da cui lasciarsi investire per sperimentarla. Savasana è un nulla, una morte apparente piena di vita: è tutto quello che facciamo e sentiamo quando non cerchiamo di sovraimporre al nostro fare e sentire i "dovrei, vorrei, se fossi, bisognerebbe..." in cui spesso anneghiamo i nostri giorni.


Partire fermandosi, ecco il significato di questa tappa, e di quest'asana. Come svolgeremmo le stesse azioni se prima di qualsiasi movimento ci prendessimo il tempo per fermarci? Che qualità avrebbe la nostra voce, quale spessore avrebbero i nostri pensieri se iniziassimo con una pausa?
Un momento, anche brevissimo, una piccola savasana, un lampo di "morte," da recuperare come un foglio infilato in tasca quando ne abbiamo bisogno, da far seguire da qualche parola o sensazione, da una riflessione per fissare almeno un segno di tutto quello che possiamo scoprire ascoltando il buio.
Mi capita di farlo, di aver bisogno di scrivere quello che esce dai momenti di rilassamento che riesco a ritagliarmi, di leggermi e solo allora capire le connessioni che fanno da trama al susseguirsi di cause e conseguenze che mi dà vita.
Ci sono momenti, e sono tanti, per fortuna, in cui mi basta vivere, sentir passare da mattino a sera, felice di una giornata finita e di un'altra che arriverà. E ci sono momenti in cui vorrei mi si svelasse l'arcano, vorrei collezionare tutte le risposte.
Fermarmi, creare spazio. Fisicamente, rilassando i muscoli ed emotivamente, diradando il vorticare dei pensieri: questo è il mio modo di ristabilire l'equilibrio. E savasana, abbinato ad un foglio bianco preparato di fianco, in caso servisse, è il mio modo di affrontare le sfide che mi trovo davanti. E' uno spazio immobile e offuscato, in cui pian piano si dipanano le corrispondenze tra gli elementi che mi compongono. Non ci trovo risposte, nè regole alchemiche, ma la pace che sfocia dal sentirsi in contatto con le sinestesie, di quello che ho dentro, e che vivo fuori.

La Natura è un tempio dove incerte parole
mormorano pilastri che son vivi,
una foresta di simboli che l’uomo
attraversa nel raggio dei loro sguardi familiari.
Come echi che a lungo e da lontano
tendono a un’unità profonda e buia
grande come le tenebre o la luce
i suoni rispondono ai colori, i colori ai profumi.
Profumi freschi come la pelle d’un bambino,
vellutati come l’oboe e verdi come prati,
altri d’una corrotta, trionfante ricchezza
che tende a propagarsi senza fine – così
l’ambra e il muschio, l’incenso e il benzoino
a commentare le dolcezze estreme dello spirito e dei sensi.

(C. Boudelaire, Corrispondences, traduzione presa da qui,).

Grazie per aver letto questo post.
Se ti ha fatto piacere fermarti qui, prenditi ancora qualche minuto 
per dire "mi piace" su facebook.

1 commento:

  1. grazie, davvero.
    Leggendoti imparo nuove strade e guardo tutto da nuove prospettive

    RispondiElimina