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Per tutto quello che non riesco...

Sono fatta così, sono di quelli che se non riescono a svolgere tutti i compiti che si sono prefissati si sentono in colpa, o frustrati. Nonostante tutte le mie belle meditazioni e tutti i propositi, devo fare i conti con la mia natura: è difficile ridimensionare le prospettive, rivedere i progetti titanici, ritornare sulle mie decisioni.

Questi giorni mi hanno messa a dura prova. Il post influenze è stato una lenta ripresa, in cui le cose che si erano accumulate mi hanno spesso mandata in crisi.
Non ho scritto tutto quello che avrei voluto, non ho scattato tutte le fotografie che ho pensato, non mi sono dedicata la mio yoga come avrei voluto e come il mio lavoro avrebbe richiesto.
Non ho cucinato torte, non ho spolverato, non ho fatto lavatrici.
Non sono riuscita a prendere il momento con la filosofia necessaria, e questo è stato lo scotto più grande.

Però, come al solito, sono stata abbastanza fortunata da avere dei buoni e pazienti maestri attorno a me: i miei tre uomini, che mi sopportano nonostante tutto, che mi assecondano, che mi fanno sentire che "vado bene comunque, sempre."
Così, per tutto quello che non sono riuscita e che non riesco, per tutte le frustrazioni e i compiti non svolti, ho scoperto attimi bellissimi che, forse, non avrei vissuto se fossi stata impegnata a fare altro.

Mille giochi di fantasia con i bambini:





Momenti all'aperto, a curiosare, quasi in punta di piedi, per godermi gli spettacoli più diversi:





(Sì, sono arrivate! Amanda e Olivia, le due nuove compagne di Berenice!)

Attimi in casa, a far nulla di che, a farmi coccolare dai miei ometti- sul divano, con in mano il nostro primo gelato fatto in casa, davanti al primo piatto di pasta con cui sperimentare lo svezzamento:





E poi, tanti momenti da sola, a leggere:
- le poesie di Mary Oliver,
- il libro sul reiki di Pamela Miles,
- due nuovi blog che ho scoperto con grande gioia, Knitting and Cakes e Shams- Assabah.

Per tutto quello che non riesco c'è sempre una sorpresa. Questo dovrebbe essere il mantra della settimana che sta per iniziare, o il mio mantra di sempre.

Per camminare insieme

Per crescere insieme



Lì dove soffri, fa crescere un fiore

Da un po' di giorni tutto attorno a noi è in fiore. Nuovi colori sbocciano quotidianamente ed è inevitabile sentirsi influenzati da tanta voglia di vivere e portare gioia.
Dei fiori mi stupisce sempre la tenacia: sono fragili eppure così volenterosi, vivono pochi giorni e danno tutti se stessi… alle api- che sono già arrivate, anche loro, a salutare i fiori- ai nostri occhi e al cielo che li guarda dall'alto.

Anche se ci sono molte avvisaglie di primavera, sentiamo ancora l'influsso dell'inverno. Gli ultimi malanni ci stanno dando filo da torcere e la stanchezza non aiuta.
Così, un giorno, camminando con i miei bimbi, osservando le meraviglie che mi circondano e cercando di tenere a bada i soliti fastidi- doloretti alle spalle per la notte passata ad allattare, un leggero mal di testa per la mancanza di sonno, qualche richiamo all'attenzione da parte delle mie anche, che sono sempre all'erta- mi sono ritrovata in una meditazione in cammino, in gioco, tra gli schiamazzi dei piccoli, le leccate di Nebbia e le distrazioni di sempre.




In ogni punto del corpo in cui sentivo fastidio o tensione immaginavo di far sbocciare uno dei fiori che vedevo davanti a me.
Per ogni pensiero che mi agitava o impegnava troppo la testa, in un modo che non mi piaceva o in un momento non adatto, visualizzavo petali colorati e inebrianti profumi allungarsi da radici morbide e profonde.
Nel giro di poco tempo ero un prato fiorito; per qualche minuto sono stata un sorriso di punti deboli trasformati in bellezza.





Poi tutto si riassesta, sempre.
Poi la vita scorre.
Però queste parentesi sono preziose, questo sbocciare sarà rimasto, da qualche parte nella memoria dei miei nervi e dei muscoli, nell'intelligenza del mio corpo saggio e delle mie intuizioni.
E questo, lo so, è già tantissimo: è una pillola di alchimia, una delle tante con cui provo a curare ogni giorno che passa.




Per camminare insieme

Per crescere insieme

Di cosa ha bisogno una mamma? [lo yoga e tutto quello che so]

Un momento libero in regalo.
Un attimo di pace per praticare da sola e raccogliermi attorno a qualche pensiero.
Inizio da una posizione, istintivamente, come spesso succede.
E capisco: è quello di cui ho bisogno.
Il sollievo è immediato, per la schiena, il collo, la testa.

Inizia così la mia pratica: di cosa ho bisogno? Di cosa ha bisogno una mamma?

Di appoggiarsi e sentire che può tirare un respiro di sollievo, respirare una boccata di pace e silenzio.
Savasana e un pranayama:



ultimamente adoro un pranayama, che prevede anche di respirare a bocca aperta (cosa rarissima nell'hatha yoga).
Inspiro con il naso.
Espiro con la bocca.
Inspiro con la bocca.
Espiro con il naso.

Riparto con l'intero ciclo e continuo, fino a che ne ho bisogno, fino a che sento la bocca e il viso completamente rilassati, il petto libero, gli occhi più aperti, il corpo più sveglio.

Di raccogliersi nel proprio centro, di sapere che può sempre trovare una scorta di energie in se stessa, di sentire che ha la splendida capacità di rinnovare sempre le proprie forze.
Uttanasana.






Di sentire che ha sempre la forza per rimanere aperta a tutte le emozioni, in tutti i loro livelli di intensità, belle o brutte, perchè fanno parte del suo delicato compito di far andare avanti il mondo, e crescerlo.
L'asana della rana.





Di dichiarare, a se stessa e agli altri, la sua presenza e il suo mettere avanti il cuore; di saper opporsi a ciò che non vuole e agire con gli strumenti che ha scelto, per sé e le sue creature.
Abhaya mudra.






E lui che si infila a fare "yoda" mentre scattiamo le foto?
Il mio piccolo yogi che pratica spesso con me, che ha imparato a dire "Om" e si incuriosisce dei mudra?
Oh sì, anche di lui ho tanto bisogno

Il tempo della crisalide è il cammino, l'ascolto, l'intuizione, la scoperta.
Inspiro. Espiro. 
Partiamo?
Torniamo all'origine, vera, semplice, completa.
Inspiro.
Espiro.
Partiamo.

Lo yoga della concretezza

Concretezza:

Ho le mani sporche di terra per la verdura appena raccolta.
Mi fa male il collo, perché questo è uno di quei giorni in cui il piccolo non vuole stare se non in braccio, appeso in qualche modo ad un lato del corpo mentre mi impratichisco a fare tutto con una mano sola.
Mi accorgo in ritardo che per casa sono sparsi pezzi di fagiolini, perché il grande ha deciso di far mangiare Bambi.
C'è Miles Davis in sottofondo: le giornate si stanno vistosamente accorciando e io sono già entrata nel mio mood autunnale.
La casa è delirante di cose sparse, di foglietti volanti su cui blocco un'idea su mille.

Concretezza, imperfetta e densa.
Il mio quotidiano è fatto di questo.
E anche il mio yoga, sempre di più.
Mi scopro ad allontanarmi sempre di più dalla forma per la sostanza; ad amare le linee semplici; a ricercare in ogni asana l'incastro perfetto tra ossa, testa e sensazioni che si allineano.
Ogni posizione è l'occasione per una domanda: come può quest'asana creare un impatto sulla concretezza in cui sto?

Yoga:
Adoro quella sensazione per cui bastano un respiro e la volontà per lasciare che i muscoli vadano da soli. Credo nell'intelligenza del corpo, nella sua infinita capacità di aggiustarsi, curarsi e guarirsi, se lasciato libero di calibrarsi ogni giorno sulle sue esigenze.
Non esiste la forma perfetta. Esistono mille splendide varianti che sono ciò di cui ho bisogno in ogni singolo, diverso momento. A volte è più facile nascondersi dietro una forma dettata dall'esterno, ma quello non è yoga, è solo un esercizio come tanti.
Lo yoga è l'unione delle infinite sfaccettature.

Virasana:
La posizione dell'eroe, che bellissimo nome.


Elasticizza le articolazioni di caviglie, ginocchia e bacino.
Distende la zona sacro-lombare, aiutandola ad allinearsi e qui, comincia il vero yoga.
Le spalle si abbassano e il collo si allunga.
Immediatamente nel respiro cambia qualcosa: c'è più ampiezza, più regolarità.
A questo punto la gabbia toracica si contrae ed espande più liberamente.
Ed ecco che si innesca la magia.
La testa, il cuore e il corpo allineati.
Ascoltando con attenzione posso sentire tutti i micro movimenti di cui il corpo va alla ricerca per recuperare il suo asse, la sua postura ideale; e come cambiano di conseguenza il flusso dei pensieri e l'approccio al sentire.
Ogni giorno è raccontata una storia diversa, in quest'unione che è lo yoga.

Mi siedo, mi appoggio, ascolto.
Lo yoga della concretezza.
Lo yoga che è un impegno a creare un impatto sulla realtà, nelle relazioni, su ogni singolo respiro.
Immensa, spirituale concretezza.





























Il tempo della crisalide è il cammino, l'ascolto, l'intuizione, la scoperta.
Inspiro. Espiro. 
Partiamo?
Torniamo all'origine, vera, semplice, completa.
Inspiro.
Espiro.
Partiamo.

Verso la guarigione: settima tappa


Ascoltarsi, stare nella comunicazione tra corpo ed emozioni, tra i pensieri e le ossa che ci muovono. Questo è l'obiettivo della settima tappa del percorso verso la guarigione, intesa come occasione per liberarci di tutto ciò che non ci serve per crescere e sbocciare, per slacciarci di dosso i pesi che portiamo inutilmente e vivere... nel flusso.
Nel concreto, quello che possiamo provare a fare per raggiungere la settima tappa è crearci dei momenti di silenzio, di vuoto. Ognuno sa qual è il suo modo di farsi spazio dentro, di entrare in quella dimensione in cui tutto galleggia attutito.

Monday no stress: l'equilibrio degli aspetti complementari


Come vi avevo annunciato nel Monday no stress della settimana scorsa, oggi vi propongo una sua possibile continuazione. Se sanmukhi mudra è un mezzo per iniziare a rivolgere l'attenzione all'interno, chiudendo le nostre porte d'ingresso alle stimolazioni esterne per qualche respiro o per qualche minuto, la pausa meditativa che sperimenterò durante questa settimana si sofferma su addome e testa.

Monday no stress: rivolgersi all'interno, ascoltare e raccogliere


A volte abbiamo bisogno di fermarci e guardarci dentro per un attimo, per poi ripartire. A volte abbiamo bisogno di consultare i nostri sensi, sentire respiro e battiti cardiaci rallentare insieme al diradarsi dei pensieri. Nella foto vi mostro sanmukhi mudra, un modo per "chiudere" i nostri canali di comunicazione e ricezione dall'esterno e invitare i nostri sensi a rivolgerci verso dentro.

Monday no stress: un respiro, di cuore


La settimana scorsa mi sono concentrata sulla creazione di spazio, sulla sensazione di apertura che si può ottenere rilassando la zona addominale e aprendo le mani.
Oggi, quasi come una propaggine della meditazione che ho sperimentato nell'ultima ricetta yogica, penso ad un piccolo esercizio di rilassamento che sia ripetibile ovunque. Per portare la nostra attenzione al cuore e ai polmoni, alla sede dell'amore e del rispetto per noi stessi e quello che ci circonda, e a quella del respiro.

Monday no stress: piccoli esercizi di rilassamento per affrontare la settimana #4


L'idea è arrivata da You're always in a sacred space di Mystic Mama.
Questa settimana, per assecondare il naturale bisogno di raccoglimento che accompagna l'arrivo della stagione fredda e tutte le situazioni di stress e difficoltà, sperimenterò un esercizio più meditativo e meno fisico.
Immaginiamo di essere all'interno di un cerchio impermeabile ai rumori, ai malesseri, alle tensioni dell'esterno; immaginiamoci protetti da questo cerchio di energia positiva e accogliente per qualche respiro profondo, per qualche minuto di dedizione e cura verso noi stessi, prima di riprendere, rinnovati, le nostre attività quotidiane.

Monday no stress: piccoli esercizi di rilassamento per affrontare la settimana #2


Quello che vi propongo questa settimana è un brevissimo esercizio consigliato anche dal metodo Bates per curare la miopia. L'esercizio è utilissimo per rilassare occhi e fronte, muscoli del viso e collo, ma anche per prendersi qualche minuto di pausa durante una giornata impegnativa, lasciando andare i pensieri.

Monday no stress: piccoli esercizi di rilassamento per affrontare la settimana


Quello che vi propongo è un massaggio della durata di pochi minuti che stimola il meridiano del triplice riscaldatore, legato al plesso solare, al sistema linfatico e sede delle emozioni. Questo massaggio equilibra il nostro stato emotivo e solleva dai dolori al collo, alla testa e alle braccia.

Partiamo dalla base: dedichiamoci ai piedi per radicarci


Radicarci significa scaricare il nostro peso a terra, rilassarci cedendo le tensioni, stare in contatto con la nostra parte fisica e ascoltarla, fidarci del nostro istinto e distendere la mente, relativizzare il pensiero per incontrare la natura nella sua concretezza. Prenderci cura dei nostri piedi vuol dire anche stimolare tutti i meridiani e mandare energia agli organi interni che trovano ognuno un punto corrispondente sulla loro pianta.